Come il Covid-19 sta influenzando il mercato dei semiconduttori

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Nell’ultimo anno, molte persone in tutto il mondo hanno sperimentato nuovi modi di lavorare, di studiare e di comunicare usando la videoconferenza e altre tecnologie per lo scambio di dati e messaggi a distanza. Questo cambiamento si è riflesso sulla domanda dei semiconduttori e avere un impatto duraturo nel lungo periodo. Quando la pandemia da Covid-19 finirà, potrebbero aprirsi nuove opportunità per i prodotti e i servizi esistenti. Per esempio, l’aumento della collaborazione online potrebbe portare ad una maggiore domanda dei semiconduttori legati ai server, alla connettività e all’archiviazione in cloud.

Nelle fabbriche il Covid-19 può diventare un acceleratore dei processi di automazione e spingere le aziende ad adottare più velocemente le soluzioni dell’industria 4.0. Il controllo della produzione, la manutenzione e l’assistenza sono tutte attività che possono essere svolte a distanza anche tramite la realtà aumentata. Potrebbero continuare a essere gestite in questa modalità anche una volta superata l’emergenza. In alcuni settori lo smartworking è diventato una forma di lavoro stabile per la maggior parte dei lavoratori.

La domanda di semiconduttori è destinata ad aumentare anche in altri settori:

  • i sistemi per la tele-assistenza come che permettono di monitorare gli anziani e i malati in casa, senza spostarli in ospedale,
  • prodotti intelligenti con tecnologie che facilitano il lavoro a distanza,
  • l’automazione dei processi di lavoro e le soluzioni IoT, che si fanno strada anche nei comparti tradizionali come la sanità, la pubblica amministrazione e l’esercito,
  • dispositivi di pagamento contactless, compresi le nuove tecnologie touch screen che si attivano senza il contatto, semplicemente avvicinando il dito allo schermo,
  • attrezzature automatizzate per la consegna che si avvalgono di robot e droni.

Nel settore automobilistico lo scenario è ambivalente. Da un lato l’insicurezza e la paura del contagio che molte persone sperimentano usando i mezzi pubblici di trasporto potrebbe spingere all’acquisto di automobili private e far aumentare la richiesta di semiconduttori nell’automotive. D’altro canto, se le persone rimangono più spesso a casa e si spostano meno, i ricavi delle case automobilistiche legati alle vendite di nuove macchine diminuiscono e si riducono anche i fondi per la ricerca.

La pandemia ha portato anche ad un aumento dei costi delle materie prime, come i metalli e le terre rare ampiamente usati nel settore dell’elettronica, e a problemi nella gestione della produzione. A causa della minor presenza di personale in azienda, le linee di produzione sono state ridotte con la conseguente saturazione delle capacità produttive. Inoltre le difficoltà nei trasporti rendono più difficili i rifornimenti via mare, per la congestione dei porti cinesi, e via aerea, dove le tariffe sono aumentate per effetto della consegna prioritaria assegnata a particolari tipi di merci, come i vaccini, e all’aumento delle vendite degli e-commerce.

L’onda lunga del Covid-19 potrebbe avere delle pesanti ripercussioni sulla supply chain e portare ad un blocco dei rifornimenti. Praticamente tutti i componenti hi-tech arrivano in Europa dalla Cina, dove la produzione ha rallentato nell’ultimo anno. A questo si aggiunge l’intasamento dei porti cinesi, dovuto alla mancanza di container vuoti e alla lentezza delle nuove procedure sanitarie. Se questa situazione dovesse proseguire, la reperibilità sul mercato dei componenti in arrivo dalla Cina sarebbe messa a rischio e andremo incontro a mancati approvvigionamenti per l’intero anno.

Nel settore dell’automotive questa previsione si sta già verificando. La ripartenza, più veloce del previsto del mercato dell’auto, ha creato una impennata nella domanda di chip con un preavviso troppo esiguo. L’industria dei semiconduttori non riesce nel breve termine a sostenere il picco di richieste e i tempi di consegna si sono allungati. Le forniture globali sono entrate in una fase di forte carenza. I magazzini delle case automobilistiche si sono svuotati, costringendo a rallentare e, in alcuni casi, a fermare le linee di produzione. Per tornare alla normalità potrebbero volerci dai 5 ai 6 mesi il che potrebbe condurre ad importanti ripercussioni su tutto il mercato.

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